Parla Aldo Mazzocco (Generali) sulle prospettive del settore
«Con questi tassi di interesse ci sono poche alternative all’investimento immobiliare, per chi vuole ritorni stabili nel medio/lungo periodo». Esordisce con queste parole Aldo Mazzocco, figura di riferimento nel real estate oggi a capo della divisione immobiliare di Generali, che vanta quasi 31 miliardi di asset in gestione nel mondo. Non nascondendo che quello che ci aspetta dopo la crisi pandemica di questo 2020, non ancora terminata, è una situazione economica di difficile gestione.
Come vede il mercato immobiliare alla luce della pandem ia degli ultimi mesi?
Complessa. E quel che è peggio potrebbe combinarsi e sommarsi con un ciclo storico dell’economia che già presentava segnali di rallentamento globale. Stiamo vivendo una esperienza molto inquietante e foriera di lutti e disagi molto vicini a quelli provocati da una guerra mondiale. Ma impareremo a convivere con il Covid finché persisterà e impareremo a convivere con gli altri problemi che la globalizzazione e l’aumento della popolazione ci porteranno inevitabilmente ad affrontare. È probabile che il continuo, secolare, aumento della popolazione, combinato alla sempre maggiore interazione delle persone, ci sottopongano con una certa frequenza a stress ambientali o sanitari di questa magnitudo. I mercati immobiliari, rappresentando un’infrastruttura presente in ogni segmento economico, beneficeranno o soffriranno degli impatti generati da questi stress.
Come saranno i numeri del real estate a fine anno?
In base alla nostra esperienza, prevediamo una sofferenza sui canoni 2020 di circa il 15%, con un probabile recupero nel 2021. Per le transazioni prevediamo un calo compreso fra il 10% nelle location più liquide e il 30% nelle location meno prestigiose.
La crisi sta accelerando trend già presenti nel mercato immobiliare.
Riteniamo continuerà, accelerata, la selezione darwiniana dei centri commerciali, con i più accoglienti e dominanti che proseguono il percorso evolutivo e con le strutture più obsolete che andranno via via a scomparire, sia per la competizione, sia per la sottrazione di giro d’affari da parte dell’e-commerce. I negozi di prossimità e i supermercati food stanno svolgendo un ruolo sociale fondamentale, e anche la grande distribuzione è stata vicina alla gente in modo esemplare. Proseguirà anche la selezione del retail non food, velocizzata dal forte impatto della crisi covid sui fatturati e sulla tenuta degli imprenditori meno strutturati. Anche in questo caso siamo in presenza di un trend ben noto.
Quali i vincitori e i perdenti, in termini di settori, in uscita dalla crisi?
La logistica legata alla distribuzione di quanto acquistato online è immune alla crisi, grazie proprio alla accelerazione dell’ecommerce, quella classica invece potrebbe soffrire se ci fosse una recessione. Il turismo tornerà, ma in recupero progressivo.
